INTERVISTA

Promosso dall’AICS con la collaborazione di CooperArci Savona

Il progetto intende contrastare le forme di discriminazione che subiscono gli immigrati nel volersi integrare, nel volersi relazionare, nel cercare lavoro, nella ricerca di un alloggio, ecc.ecc..

A livello istituzionale si vuole promuove uno scambio di informazioni, di esperienze e di buone pratiche di lotta alla discriminazione a livello territoriale (Savona) , ed identificare politiche innovative a riguardo.

Sul fronte dell’opinione pubblica combattere gli stereotipi negativi dello straniero immigrato o rifugiato, lanciando messaggi positivi e rassicuranti:

nell’immaginario collettivo il cittadino immigrato che pratica sport, che cammina per strada , che lavora, che è il nostro vicino di casa, ecc.ecc. deve essere considerato come un cittadino titolare di diritti e portatore di stimoli culturali anziché come un intruso che può minare la nostra sicurezza e la nostra tranquillità quotidiana.

 METODOLOGIA

L’ intervista  prevede una serie di domande  che danno libertà all’intervistato di dare una risposta che più gli aggrada o anche di scrivere un vero e proprio “articolo”.

Crediamo e  consideriamo importante un criterio aperto di questo tipo proprio alla luce della delicatezza del tema che si presta inevitabilmente ad interpretazioni articolate, talvolta ideologiche, meritevoli comunque tutte di essere prese in considerazione ai fini del quadro che si vuole ricostruire.

Non si è scelta una modalità specifica di svolgimento dell’intervista.

  • 1 ) Il cittadino straniero è benvenuto nella tua città ?
  • 2 ) Descrivimi quali situazioni determinano sul territorio lo stato di insicurezza ?
  • 3 ) L’essere straniero oggi incute paura o presa di distanza dal cittadino savonese ?
  • 4 ) Credi che a un cittadino straniero si diano le stesse opportunità che si danno a un savonese ?
  • 5 ) Se oltre ad essere straniero hai la pelle nera o scura, questo può fare la differenza , nel bene o nel male ?
  • 6 ) Pensi che un ragazzo africano ha le stesse opportunità di costruirsi un futuro a Savona rispetto ad un “savonese” ?
  • 7 ) Riuscirà a inserirsi nel mondo del lavoro ?
  • 8 ) Le istituzioni, ma soprattutto gli enti locali ( Comune ) dovrebbero occuparsi di più di curare l’integrazione dei nuovi arrivati per abbassare la soglia di conflitto e la diffidenza ?
  • 9 ) I datori di lavoro sono considerati già sufficientemente responsabilizzati ed efficienti nel non voler sfruttare il lavoratore straniero ?
  • 10 ) Secondo te hanno diritto a una casa propria ,ovvero, se è giusto affittargliela ?
  • 11 ) Le motivazioni che spingono i proprietari di case ad escludere gli immigrati dai loro affari sono prevalentemente di ordine culturale o di ordine economico ?
  • 12 ) Se nel tuo palazzo affittassero un appartamento per dare accoglienza a ( Centro di Accoglienza Straordinaria ) stranieri saresti contrario ?
  • 13 ) Credi che per uno straniero vi siano le stesse condizioni per accedere ad un prestito o un mutuo presso un Istituto bancario ?
  • 14 ) Descrivimi o proponimi strumenti o azioni da utilizzare per dare maggiore possibilità di integrazione ad un cittadino straniero sul nostro territorio ?
  • 15 ) Quali strumenti o azioni utilizzeresti per convincere le altre persone che non vi è differenza o diversità nel essere bianco o nero al giorno d’oggi ?
  • 16 ) Al giorno d’oggi per essere un italiano vero  devi avere la pelle bianca ?

INTERVISTA M.L., 27 anni

Savona è un capoluogo che, anche se non è di grandi dimensioni, in quanto tale mantiene le caratteristiche di una città, una delle quali è l’accoglienza del cittadino straniero. Provo a spiegarmi meglio: in un paese di poche persone, l’arrivo di una persona nuova suscita un insieme di emozioni e reazioni diverse, come ad esempio curiosità, stupore, tentativi di avvicinamento e relazione e paura, con conseguenti azioni di allontanamento per protezione da ciò che non si conosce, etc.; mentre in una città si è più abituati ad avere individui attorno di cui non si conosce l’identità, anche se potrebbero essere nati, cresciuti e mai allontanati dal luogo di nascita.

La paura dello straniero, di qualunque nazionalità, etnia, religione, colore, etc. etc., nasce sostanzialmente da un timore infondato sulla base di ciò che non si conosce o si conosce poco e male. Le informazioni devianti e/o limitate, grossolane, che arrivano da un passaparola o dai social media, il cui risultato è sempre uguale a quello del gioco “telefono senza fili”, creano uno stato di insicurezza che va ad incidere sulle modalità di rapportarsi con un cittadino straniero in un determinato luogo, formando così pregiudizi e stereotipi, per esempio, riferendomi alla mia città, se uno straniero si avvicina ad un italiano, per chiedere indicazioni stradali in zona Torretta alle 4 del pomeriggio, probabilmente otterrà una guida dettagliata; mentre se lo stesso sketch avvenisse in piazza del Popolo alle 7:30 di sera, il povero disperso potrebbe ottenere una risposta frettolosa e scarsa o non ricevere informazioni, per il fatto che tale “piazza è pericolosa nelle ore serali”.

Sulla base dei dati ISTAT 2017 posso affermare che il cittadino straniero ha più possibilità di uno italiano di trovare un lavoro come badante, addetto alle pulizie, etc., quindi lavori onesti e umili, ma pagati meno. Anche con un livello di istruzione alto un cittadino straniero ha difficoltà a trovare una mansione, inerente il suo percorso di studi. La differenza salariale si nota ulteriormente se il lavoratore è di sesso femminile e cittadinanza non italiana. La maggiore possibilità di trovare questo tipo di lavoro nasce quindi dal fatto che lo straniero accetta mansioni lavorative meno elevate rispetto al proprio curriculum, quindi si accetta qualunque attività pur di inserirsi nel mondo economico.

Le differenze di opportunità si notano anche nell’ambito dell’istruzione e formazione. Mi riferisco, in questo caso particolare, ai cittadini stranieri richiedenti asilo, alcuni dei quali hanno dei titoli di studio che in Italia non vengono riconosciuti e, anche volendo intraprendere una nuova carriera scolastica universitaria, non hanno sufficienti mezzi economici. Una beneficiaria mi ha, inoltre, affermato che la mancanza di supporto amicale e familiare incide pesantemente sulla rendita scolastica e non solo. Lo stato di benessere psicofisico di una persona, italiana o straniera che sia, influisce sulle opportunità di costruirsi un futuro ricco, che apra le porte a differenti percorsi di vita e, quindi, le possibilità di scelta si riducono drasticamente.

La possibilità di accedere ad alcune risorse incide anch’essa sul benessere generale di una persona: i cittadini stranieri hanno più difficoltà a ottenere un prestito bancario, una casa in affitto e altre cose del genere (secondo varie testimonianze raccolte senza una metodologia scientificamente valida). I pregiudizi e gli stereotipi potrebbero anche in questo caso svolgere un ruolo fondamentale, in cui la paura di non ricevere che lo straniero non riesca ad adempiere agli obblighi, i compensi dovuti, il non avere spesso dei garanti, il timore di lamentele di vicini di casa, etc. etc.

Io personalmente abito in una zona in cui ci sono case affittate a cittadini non italiani e non ho mai avuto nessun tipo di problema, né nulla di cui lamentarmi. Nel palazzo di fronte al mio c’è un Centro di Accoglienza Straordinaria e devo dire che la convivenza è tranquilla e serena. Noto anche con piacere il rispetto e l’impegno nel fare la raccolta differenziata.

Per poter modificare questi pregiudizi nei confronti degli stranieri io proporrei attività aperte a tutti e gratuite per far conoscere ad entrambe le parti (italiani e stranieri) gli aspetti delle diverse culture, le curiosità, i balli tipici, usanze e pietanze soprattutto, concentrandomi sulle differenze e non tanto su quanto siamo uguali. Siamo tutti esseri umani, ma ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze culturali e personali a tal punto variegato e differente che non può che essere motivo di interesse e apprendimento.

La differenza tra noi è bella e non va nascosta, ma va ampliata e utilizzata per vivere in armonia e crescere tutti insieme.

M.L. 27 anni Operatore Cooperarci


Intervista A.Z. 23 anni

Il contesto sociale attuale, sia a livello nazionale che locale, non pare favorevole ad un processo di accoglienza mirato all’inclusione.

Lo stato di sicurezza è più percepito che reale. Talvolta questa percezione viene rafforzata da avvenimenti/comportamenti negativi o illegali riguardanti persone singole o gruppi di migranti.

In molti casi si. Sempre collegato con la percezione riportata nella risposta precedente.

Posto che le opportunità sul territorio non sono molte in generale per ambo le parti, gli stranieri non hanno le stesse dei savonesi.

L’ immaginario collettivo è maggiormente influenzato dal colore della pelle. Quindi direi di si.

In linea generale no, solo in alcuni casi specifici nei quali un minore ha effettuato un serio percorso di integrazione sociale.

Anche questo obiettivo può essere raggiunto nei casi sopracitati.

Gli enti locali, allo stato delle cose, non hanno specifiche competenze in materia di immigrazione ma hanno la possibilità di coordinare o di gestire strumenti come lo SPRAR o di realizzare progetti di integrazione sociale mediante altre forme di finanziamento. Tuttavia queste opportunità discendono da un’impostazione politica governata dallo stato centrale da cui dipende sia la quantità di opportunità e di risorse dedicate.

Non credo che lo siano. Detto questo lo sfruttamento dei lavoratori è una condizione che non dovrebbe esistere a prescindere della provenienza.

Se sussistono le condizioni economiche e sociali non vedo motivo di negargliela.

Ritengo che siano prevalentemente culturali.

No non lo sarei. Credo comunque che vadano rispettati alcuni principi di corretta gestione e di regole di convivenza.

Immagino che se lo straniero sia provvisto di regolare permesso di soggiorno, un domicilio di residenza ed un lavoro non credo che ci siano particolari problemi. Detto questo penso che l’accesso al credito oggi sia più difficile in generale.

Implementazione dei servizi modello SPRAR e sviluppo di progettualità finalizzate all’inclusione lavorativa dei migranti mediante il reperimento di risorse, ad esempio tramite accesso ai fondi europei.

Temo che si tratti di un’enorme questione di carattere culturale che non può prescindere da specifiche politiche sociali da parte di uno stato moderno e civile

No, non credo che sia un requisito indispensabile e ritengo che ci siano numerosi esempi di a conferma di questo.

A.Z. 23 anni Operatore Cooperarci


Intervista A.C. 30 anni

Dal mio punto di vista si a patto che si adatti alle usanze e alla cultura che ci caratterizza, venga qui per integrarsi e non solo per “parcheggio” prima di spostarsi da qualche altra parte.

La criminalità diffusa (non necessariamente praticata da stranieri) porta un senso di insicurezza e paura verso il prossimo. A livello di percezione statistica condizionata dalla stampa sembra che gli stranieri tendano a delinquere in maniera maggiore rispetto agli italiani

Penso che a Savona gli stranieri si siano sempre integrati bene, albanesi, rumeni, sudamericani ecc… negli anni sono diventati parte integrante del tessuto lavorativo savonese. Oggi purtroppo la carenza di occupazione porta parecchi immigrati a non lavorare e di conseguenza si creano situazioni di insofferenza.

Secondo me si, spesso si cerca di fare vittimismo sostenendo il contrario. Spero che nel 2019 si valutino le capacità piuttosto che l’origine di una persona

L’essere nero non fa alcuna differenza, ripeto il discorso di prima.

Onestamente no, per i motivi elencati prima penso che un savonese sia favorito; rispetto tutti ma un po’ di “campanilismo” è innegabile che ci sia

Si a patto che sia un ragazzo volenteroso

Il compito degli enti locali è quello di fare il meglio per tutti i cittadini, bianchi rossi neri e gialli… le grosse colpe io le attribuisco ai politici romani e agli organi di stampa

Spesso i datori di lavori cercano di massimizzare i guadagni, purtroppo se si sfruttano i lavoratori i guadagni aumentano….

Certo, le regole valgono per gli italiani come per gli altri… sen una persona ha un lavoro stabile penso che non ci siano problemi ad affittargliela… purtroppo i proprietari di immobili (giustamente) prima di affittare la casa a chi non ha un reddito sicuro ci pensano 1000 volte

Come scritto sopra di carattere sicuramente commerciale

No, a patto che vengano rispettate tutte le regole sia condominiali che costituzionali

Non lo so onestamente… credo che contino solo caratteristiche reddituali

Sicuramente lo sport è il miglior metodo di integrazione perché mette in relazione ragazzi con età simili e con gli stessi interessi cresciuti però in due parti del mondo lontane, anche il lavoro stesso è un ottimo strumento di integrazione.

Penso che le persone che si fermano al colore della pelle per valutare una persona siano poco intelligenti… e io con le persone poco intelligenti non ho intenzione di ragionare…

Beh questa è la domanda per me più difficile… questi discorsi ci sono sempre stati anche tra connazionali (cosa vuol dire esser un vero ligure ad esempio?). Senza voler passare da razzista direi che lo stereotipo dell’italiano è di pelle bianca… il concetto di vero italiano è dato dalla nascita, dalla cultura e dalla lingua… perciò se uno nasce in italia, rispetta le sue leggi e le sue istituzioni, parla la sua lingua… beh è italiano.

A.C. 30 anni Rugby Savona (Team Assistant)


Intervista D.E. 57 anni

Secondo me non è benevolmente accettato

L’insistenza di certi personaggi del panorama politico che continuano a parlare di criminalità derivante da immigrazione

Presa di distanza

No

Certo perché è una caratteristica che si nota a prima vista e crea dei preconcetti

Assolutamente no

Si con difficoltà

Secondo me i soldi che vengono destinati all’accoglienza sarebbero da spendere in maniera migliore e senza sprechi

Secondo me si

Certo, la cosa difficile è avere un reddito sufficiente a mantenerla, questo discorso vale per tutti, non solo gli stranieri.

Di ordine economico

No non sarebbe assolutamente un problema

Penso di si

Le attività sportive portano una bella convivenza tra coetanei con culture differenti, anche sul lavoro si verificano sicuramente le stesse dinamiche

Non si fa distinzione di colore ma solamente di diversità economiche secondo me

No

D.E. 57 anni Rugby Savona (Coach)