Quando viene trattato il tema dell’accoglienza si sentono spesso alcuni nomi e acronimi che identificano i diversi tipi di centri. Vediamo quali sono le differenze che si nascondono dietro questi termini e perché sono importanti.

Definizione

Negli ultimi anni la normativa che disciplina i centri di accoglienza è stata modificata più volte.
Anche il decreto legge 113 del 2018 (decreto Salvini) cambia in maniera sostanziale il sistema prevedendo tra l’altro un forte ridimensionamento del modello Sprar, destrutturando di fatto il circuito che la normativa indicava come principale e ordinario. In ogni caso il sistema fino a settembre 2018 prevedeva un’accoglienza divisa in tre passaggi (d.lgs 142/2015).

Soccorso, prima assistenza e identificazione.

Si tratta di centri governativi situati in aree più soggette a sbarchi. Attualmente questi centri sono interessati dall’approccio hotspot predisposto a partire dal 2015 in  ragione degli impegni assunti dal governo italiano con la Commissione europea. In questi luoghi si svolgono le operazioni di soccorso, di prima assistenza sanitaria, di pre-identificazione e fotosegnalamento, di informazione sulle procedure dell’asilo. Gli hotspot nascono sostanzialmente per “differenziare” i richiedenti asilo dai cosiddetti migranti economici.

Centri governativi di prima accoglienza.

Segue una fase di prima accoglienza, assicurata in centri governativi (Cara, Cda, Cpsa), teoricamente per il tempo necessario all’identificazione, formalizzazione della domanda, avvio della procedura e accertamento dello stato di salute, diretto anche a verificare situazioni di vulnerabilità. Questa fase è interessata dall’istituzione di hub regionali o interregionali, a partire dai quali si procede con lo smistamento in strutture di seconda accoglienza. Tuttavia a parte rari casi, tra cui quello di Settimo Torinese, queste strutture non hanno trovato larga operatività.

Seconda accoglienza.

Consiste nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) a cui il richiedente asilo può accedere nel caso in cui manchi dei mezzi di sussistenza. Con la legge 189/2002 il Ministero dell’Interno ha istituito la struttura di coordinamento del sistema – il Servizio centrale – e ne ha affidato la gestione ad Anci.
Lo Sprar è composto da una rete di enti locali che, attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo (Fnpsa), realizzano progetti di accoglienza integrata. Il sistema non si limita a un’accoglienza meramente assistenziale ma è volto ad integrare le persone nel territorio attraverso l’accoglienza in piccoli centri sviluppando progetti personalizzati.

Sistema di accoglienza straordinaria.

Secondo la legge 142/2015, qualora sia esaurita la disponibilità di posti all’interno delle strutture di prima e/o seconda accoglienza, sono apprestate dal Prefetto misure straordinarie di accoglienza, in strutture temporanee e limitatamente al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture di prima o seconda accoglienza.
Riguardo alla gestione dei centri di accoglienza straordinaria (Cas) vale la pena sottolineare che negli anni sono state date indicazioni diverse e in parte  contraddittorie su come dovessero essere strutturati. Da una parte si tendeva infatti ad omologare i servizi resi nei Cas a quelli dello Sprar per favorire il progressivo passaggio all’interno del sistema ordinario di protezione (si pensi alla direttiva del ministro dell’Interno del 11.10.2016 o alla circolare del 04.08.2017), mentre dall’altra, con il nuovo capitolato di gara (decreto del ministero dell’Interno 7 marzo 2017), si incentivava un modello basato sulle grandi strutture collettive opposto allo Sprar.

Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr, ex Cie). In questo caso non si tratta di accoglienza ma di strutture detentive dove i migranti vengono trattenuti in attesa di essere rimpatriati.